Benefici ambientali e agronomici della semina su sodo (no tillage)
Oggi parliamo della tecnica agronomica della semina su sodo.
Perché parlarne e perché sceglierla?
Innanzitutto questa tecnica, utilizzata sin da subito dalla nostra azienda, ci ha permesso di ottenere importantissimi risultati sia dal punto di vista agronomico, sia dal punto di vista ambientale e perché no, anche da quello organizzativo ed economico.
In seconda battuta, poi, per noi rappresentava una necessità più che una possibilità. Infatti, avendo posizionato l’azienda a ridosso delle saline di margherita di Savoia, gran parte dei nostri terreni presentavano preoccupanti livelli di salinità e scarsi livelli di carbonio organico (indice di fertilità) e gli stessi non venivano più coltivati dagli agricoltori locali.
Ma vediamo innanzitutto che cos’è la semina su sodo.
La semina su sodo è una tecnica agronomica che prevede l’utilizzo di apposite macchine che sono in grado di seminare direttamente in terreni non lavorati, occupati in superficie da residui di colture in avvicendamento, incluse le cover crops.
Le seminatrici su sodo, generalmente, sono macchine a dischi o a denti (a righe o di precisione) dotate di specifici organi per la preparazione della fila e la gestione dei residui colturali (deviazione, taglio, incorporazione ecc.), organi assolcatori e chiudi solco.
Questi ultimi svolgono la duplice funzione di garantire una totale copertura del seme con un idoneo contatto con il suolo per poter agevolare la germinazione dei semi.
I residui delle colture in rotazione e l’utilizzo delle cover crops riducono l’azione battente della pioggia sul suolo, consentono l’adesione di parte dell’acqua in eccesso alla parte vegetativa e la diminuzione della velocità di ruscellamento con conseguente riduzione anche del trasporto solido e delle perdite di elementi nutritivi. Inoltre, non rivoltando i terreni, la presenza di cloruri salini subisce un effetto dilavamento, quanto meno, nei primi centimetri del terreno, addolcendo cosi il suolo e rifertilizzando i terreni.
Per le sue caratteristiche, quindi, questa tecnica è al centro di tutte le teorizzazioni di rigenerazione dei suoli, vedi rattan Lal (premio Nobel 2007) e l’institute de Agricolture Durable (scopri di più).
Per noi è stata un’incredibile risorsa e in combinazione con altre pratiche rigenerative (utilizzo semi autoctoni, residui colturali sul terreno, utilizzo concime organico autoprodotto e rotazioni colturali e rispetto della biodiversità), ha permesso un recupero del carbonio organico sui nostri terreni che da un valore di 0.80/0.90 del 2008 si è trasformato in valori dell’ 1.35/1.47 del 2018. Contestualmente il grano su di essi prodotto si è notevolmente migliorato in termini proteici passando da un 11.5/12 del 2008 ad un 16/16.5 del 2018.
Inoltre, dato non trascurabile, ha permesso una riduzione dei consumi di carburante dell’ordine del 90% circa, rispetto alle pratiche tradizionali (aratura/trapuntatura, coltivazione, fresatura e semina).
Nel grafico qui sotto sono evidenziati i risparmi totali di carburante e, cosa ancor più rilevante, l’equivalente riduzione dell’impatto ambientale in termini di tonnellate di co2 risparmiate all’ambiente, dal 2011 fino a Maggio del 2018. Non appena saranno pronti i nuovi dati aggiorneremo la tabella.
L’assunto iniziale prevede un consumo per semina su sodo di 8 litri per ettaro seminato, mentre al contrario per pratica tradizionale si assume un consumo medio di 95 litri per ettaro (considerando dai 35 ai 50litri per ettaro per l’aratura/trapuntatura, dai 15 ai 30 litri per la coltivazione, dai 25 ai 35 litri per la fresatura e 7/8 litri per la semina). Naturalmente i consumi sono assunti su valori medi considerando i diversi tipi e esposizioni dei suoli.
In pratica in 7 anni abbiamo risparmiato:
- circa 700 tonnellate di co2 immessa in atmosfera, per intenderci, l’equivalente di 2500 viaggi andata e ritorno da Bari a Milano con una macchina a diesel euro 5;
- nonché di 270.000 litri di gasolio, equivalenti a circa 200.000 euro di costi aziendali, ai prezzi attuali del gasolio agricolo (0.75 / litro).
Quindi ricapitolando:
- Minor impatto ambientale;
- Lotta al Climate change;
- Migliore fertilità dei suoli;
- Migliore qualità e quantità degli alimenti su di essi prodotti;
- Importante riduzione dei costi agronomici;
- Organizzazione del lavoro più snella e funzionale (si semina solo a ridosso delle piogge);
- Importante risparmio idrico e miglior valorizzazione di questa risorsa.
- Ecc.ecc.
In conclusione, non c’è da chiedersi perché sceglierla, bensì bisognerebbe chiedersi perché non sceglierla.
Massimo Borrelli































