Come combattere l’inflazione. Il bello di autoprodurre.
Nel corso dell’ultimo anno, in Italia, abbiamo assistito ad un forte rincaro delle materie prime dall’energia, al gas e ai carburanti per arrivare, negli ultimi mesi, a toccare i prodotti alimentari. La farina ha visto aumentare il suo valore commerciale, da Marzo ad Ottobre 2021, del 38% arrivando ad un costo pari a 1,09 euro, dati stimati dall’osservatorio nazionale di Federconsumatori. L’aumento della farina ha portato ad un rincaro eccessivo dei prodotti da essa derivati, quali pane, pasta e prodotti da forno. Secondo le stime di Federconsumatori, la pasta ha visto un incremento del 33% e il pane dell’11% per arrivare a costare rispettivamente 2,90 euro e 3,86 euro.
L’Istituto di servizi per il mercato agricolo (Ismea), in merito all’aumento dei costi sullo scenario nazionale, ha individuato due cause principali: da un lato i trasporti delle materie prime, in particolare dei noli dei container; dall’altro l’aumento della domanda rispetto all’offerta nel corso del 2020/2021 dovuta all’emergenza sanitaria che stiamo vivendo. La contrazione dell’offerta non è da considerarsi solamente legata alla maggiore richiesta da parte dei consumatori di pane e pasta, bensì dovuta anche ad una riduzione delle risorse di grano.
Il frumento duro ha visto aumentare il suo valore del 71% tra settembre 2020 e settembre 2021 a causa dell’incremento vertiginoso dei noli dei container e delle ridotte scorte e importazioni nel nostro Paese: si è osservata una riduzione del 46% della produzione nazionale dovuta alla gelata del 9 aprile 2020; la siccità in Canada ha causato una drastica riduzione dei raccolti, e quindi delle esportazioni, nonché la Russia ha limitato drasticamente le esportazioni per provare a contenere il prezzo all’interno del proprio Paese.
Secondo, il presidente di Assopanificatori Davide Trombini: “Il prezzo delle materie prime è in rialzo da un anno. Noi finora lo avevamo assorbito senza riversarlo sul consumatore ma oggi non è più possibile. Del resto questa situazione danneggia anche noi, che da un lato paghiamo di più le materie prime per fare il pane, dall’altro possiamo alzare troppo il prezzo perché rischieremo di far scappare il consumatore, magari verso il pane surgelato”, questo è quanto dichiarato al La Repubblica. Con il grano sottopagato agli agricoltori negli ultimi 4 anni, rivela l’associazione, si è passati da 543 mila ettari di grano tenero coltivati in Italia agli attuali poco meno di 500mila ettari, per una produzione di circa 2,87 milioni di tonnellate. Questo è quanto accade sullo scenario italiano ed il consumatore ne paga il prezzo più salato: non solo spendiamo di più per luce elettrica, gas e per il carburante auto, ma anche per pranzare e cenare.
È possibile dunque ridurre l’inflazione e non gravare sulle tasche dei consumatori? La soluzione che proponiamo noi di Arteagricola è quella di scegliere pane, pasta e prodotti da forno in genere, 100% autoprodotte. Questo è ciò che ci impegniamo a fare ogni giorno, ovvero rendere il processo produttivo completamente sostenibile dal campo alla tavola, garantendo qualità e zero costi aggiunti. I grani antichi che coltiviamo nelle nostre terre sono 100% autoprodotti, di conseguenza non abbiamo registrato un aggravio economico nell’acquisto di nuove sementi. Successivamente, per rendere ancora più sostenibile la filiera ci impegniamo ad adottare buone pratiche di agricoltura conservativa che implicano necessità ridotte di lavorazione. Attraverso le pratiche di no tillage e semina su sodo, riduciamo al minimo indispensabile i consumi di carburante impiegati per l’utilizzo dei mezzi agricoli e conseguentemente di energia. Al momento della molitura dei nostri chicchi utilizziamo solo metodi tradizionali, quali molitura a pietra, e successivamente essicchiamo la nostra pasta sotto i 32°C, in modo da ridurre al minimo gli input energetici. Tutta la filiera inoltre, è alimentata da un sistema altamente sostenibile, un impianto di biogas, che produce energia a partire dai sottoprodotti agricoli che vengono prodotti a seguito delle operazioni di raccolta. Attraverso il nostro impianto riusciamo a produrre energia a “costo ambientale zero”. Non solo, il prodotto finale ottenuto a seguito della digestione anaerobica è il digestato che riutilizziamo come fertilizzante naturale. In questo modo riusciamo a chiudere il cerchio, rendendoci autosostenibili non solo da un punto di vista economico ma anche ambientale.
I nostri prodotti possiedono dunque una serie di valori aggiunti rispetto a quelli comunemente presenti sul mercato perché nascono da grani antichi prodotti esclusivamente nei nostri areali, attraverso processi altamente sostenibili lungo tutta la filiera, a zero impatto ambientale e a prezzi assolutamente ragionevoli, senza rincari. Non a caso il nostro motto è “buono, sano e sostenibile”!






























